Rione Giudea.
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Oria.




Le gare del Torneo dei Rioni di Federico II di Oria


Le prove di stampo medievale previste per la conquista del palio sono cinque. L’ordine delle gare non è fisso ed è stabilito, di anno in anno, tramite un sorteggio, qualche giorno prima del Torneo. In questa occasione si procede anche all’assegnazione delle corsie agli atleti dei diversi Rioni.

Al primo classificato di ogni prova vanno quattro punti, tre al secondo, due al terzo e uno al quarto. Non sono assegnati punti a chi non dovesse finire la gara.

Vince il rione che al termine delle cinque prove abbia raggiunto il punteggio più alto.

Nella storia del Torneo dei Rioni, solo il Rione Giudea, nel 1995, è riuscito a conquistare venti punti, cioè a vincere tutte le cinque gare previste.

Le prove sono le seguenti:

  • Il "FORZIERE". Gli atleti, uno per Rione, partiti veloci raggiungono il proprio "forziere" del peso di Kg. 80 e lo trascinano per 60 metri oltrepassando la linea dell'arrivo. Aprono il "forziere", prendono la bandierina del proprio Rione e la issano su un apposito supporto, dopo aver percorso altri 20 metri.
  • "L'ARIETE". In questa gara prendono parte ben otto atleti (due per Rione), questi imbracciano un pesante "ariete" di Kg. 85, trasportandolo per oltre 65 metri fino a sfondare un portone. Un atleta per Rione prenderà una bandierina posta poco oltre e tornerà al punto di partenza.
  • Della "BOTTE". Un atleta per Rione percorrerà in velocità 95 metri fino a raggiungere una botte. Dopo averla attraversata, raccoglie una bandierina del rione e torna al punto di partenza.
  • Il "PONTE". Un atleta per ogni rione, percorre un tracciato di circa due cento metri durante i quali incontrerà diversi ostacoli: assi di equilibrio, scalinate e ponte. Dovrà infinraggiungere una scala dove dovrà collocare la bandierina del proprio rione ed alzare il braccio in cielo in segno di vittoria.
  • Di "VELOCITA' e DESTREZZA". Gli atleti (uno per Rione) partono a l via del Giudice e raggiungono una fune, su cui si arrampicano per recuperare la bandierina del proprio Rione posta sulla sommità. Poi scenderanno velocemente, per raggiungere e scalare una scala a pioli, sulla cui cima, dovranno issare la bandierina precedentemente conquistata.

Curiosità sulle gare del Torneo

Nelle prime edizioni del Torneo, precisamente dal 1966 al 1979 le gare non erano le stesse che si svolgono oggi. Queste furono modificate nell’edizione del 1980 per aumentarne la spettacolarità e, allo stesso tempo, tutelare maggiormente l’incolumità degli atleti, che tuttora, in ogni caso, si sottopongono a prove molto dure. Le prove prima del 1980 erano le seguenti:

  1. "Prova di velocità". Gli atleti (uno per rione) erano impegnati a percorrere in velocità un giro completo del campo di 270 metri.
  2. "Prova di forza". Al via del Giudice di campo, quattro atleti (uno per rione) partivano velocissimi, raggiungendo il "forziere" del peso di Kg. 70 e trascinandolo per 60 metri.
  3. "Prova di abilità". Gli atleti (uno per rione) partivano al via del Giudice raggiungendo le funi e la pertica, scalandole per conquistare la bandierina del proprio Rione posta alla sommità. Tornati a terra raggiungevano un secondo ostacolo costituito da botti: entrando carponi ne uscivano dalla parte superiore, incontrano un asse su cui dovevano camminare in perfetto equilibrio per poi raggiungere un muretto che dovevano superare in velocità.
  4. "Prova di resistenza". Al via del giudice di campo, gli atleti (uno per rione) erano impegnati a percorrere in velocità una corsa di resistenza, costituita da cinque giri di campo (1250 metri circa)
  5. "Prova di forza-abilità-velocità". A questa gara prendevano parte otto atleti, due per rione, imbracciavano un pesante ariete, lo trasportavano per 80 metri fino a giungere dinnanzi a un massiccio portone e cercare di sfondarlo per primi.

Un'altra gara era quella dello "Spintone". Gli atleti (uno per rione) si dovevano spingere l'un l'altro con opportuni mezzi, su un asse. Vinceva chi faceva cadere dall'asse l'avversario. Questa prova e stata abolita perché gli atleti si procuravano seri danni fisici.

 

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